Ascensore per il patibolo, un noir all’alba della Nouvelle Vague

Ripercorrendo la storia del cinema, è interessante notare come lo scambio d’influenze tra diverse scuole sia stato veicolo di evoluzioni stilistiche che sopravvivono ai giorni nostri. Il crime è il genere che mi desta maggior interesse per esporre questo ragionamento, grazie alla sua capacità di scavare nel sociale in epoche insospettabili, riflettendo i costumi di una determinata nazione.

Prendiamo gli Stati Uniti, forti di un’egemonia industriale chiara a tutti. Il noir americano degli anni ’40 è diretto discendente stilisticamente dell’espressionismo tedesco degli anni ’20, narrativamente del realismo poetico francese di fine anni ’30. Un film transalpino del 1939, Alba Tragica di Marcel Carné, sceneggiato dal poeta surrealista Jacques Prevert, si snoda in due piani narrativi: il presente, in cui un operaio che ha appena commesso un omicidio si rinchiude nell’appartamento di un palazzo assediato dalla polizia, e il passato, il flashback attraverso cui il protagonista ripercorre la tragica vicenda. Alba Tragica è un film che agli americani dev’essere piaciuto moltissimo, sia perché lo rifaranno nel 1947, sia perché la sua struttura non lineare, il passato che colma i buchi del presente, un “andare avanti guardando indietro”, rappresentava una novità per un pubblico abituato ad una linearità morale, dunque stilistica.

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In Alba Tragica, Jean Gabin attende la sua morte e osserva il suo riflesso allo specchio crivellato dalle pallottole, che gli restituisce un volto rassegnato, in una delle immagini più potenti del cinema francese.

Flashforward. In Francia, negli anni ’60, siamo alle porte della Nouvelle Vague, ponte tra classico e moderno. Riprese in esterni naturali, suono registrato in presa diretta e utilizzo di attori non professionisti sono solo alcuni degli accorgimenti che restituiscono al pubblico un’impressione di realtà. Ascensore per il Patibolo di Louis Malle, pietra miliare del noir francese, è un film unico, che si posiziona all’alba della Nouvelle Vague, e che a sua volta è chiaramente ispirato dai noir americani del decennio precedente. Il paradosso è che i noir americani mantengono le distanze dalla “riproduzione della realtà” pur esaltando uno stile sovversivo rispetto alla linearità del passato. Reinterpretando, Malle crea, supportato dal genio di Henri Decae, direttore della fotografia pilastro della Nouvelle Vague.

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Un esempio per rafforzare un’idea di discendenza. Jeanne Moreau, nei titoli di testa di Ascensore per il Patibolo, viene presentata con uno stile tipico del noir americano: primo piano, e il suo nome in sovrimpressione.
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Come, ad esempio, Gene Tierney in Laura – Vertigine di Otto Preminger, classico del 1944, capolavoro indimenticabile del noir americano

Ascensore per il Patibolo ha un prologo e un epilogo. Due amanti, Julien e Florence, decidono di uccidere il marito della donna, Simon, un imprenditore di successo, capo di Julien. Il piano, eseguito da Julien, va a termine, ma l’uomo, una volta uscito dall’ufficio dove ha compiuto il delitto e sceso in strada per recuperare la propria automobile, si accorge di aver lasciato una prova importante capace di incastrarlo. Risale, ma la sua macchina, nel frattempo, viene rubata da una coppia di teppisti. Julien se ne accorgerà solo la mattina dopo, perché rimane intrappolato in ascensore per tutta la notte.

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Il film è anche un perfetto manuale d’istruzioni sulle cose da NON fare se rimanete bloccati in ascensore, come evidenzia la foto.

Il film si divide in tre piani narrativi, che condividono il tempo, ma non lo spazio.

1) Julien, bloccato in ascensore, tenta di uscire.

2) La coppia di teppisti, a bordo della macchina di Julien, si dirige in un motel che ospita, tra gli altri, una coppia tedesca, con cui fanno amicizia. Il ragazzo si spaccia per Julien, ma viene smascherato.

3) Il dolore di Florence, interpretata da Jeanne Moreau, che, all’oscuro di quanto sta accadendo all’amante, vaga per Parigi in preda al dubbio e al rimorso, un flusso di coscienza tipicamente letterario.

La musica di Miles Davis, uno dei compositori americani più famosi del periodo, è un esempio di colonna sonora che non si adatta allo stile del film, bensì contribuisce a determinarlo. Ancora distiamo qualche anno dalle colonne sonore che riempiono buchi di sceneggiatura o che alimentano momenti di tensione melodrammatica, la colonna sonora di Davis in Ascensore per il Patibolo è una delle prime capaci di reggere l’intero peso di un film, e rimane una delle migliori, improvvisata dallo stesso compositore americano nel corso di una singola notte.

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“Te lo dico all’orecchio…”

Malle diresse Ascensore per il Patibolo a soli 24 anni. Jules Dassin fu il primo regista, in America, a girare un noir in ambienti naturali. Esiliato in Francia, a seguito del Maccartismo, Dassin diresse Rififi, pellicola di genere heist che spingerà il cinema francese verso una nuova era. È il cinema, tra gli altri, dei Becker e dei Melville, dei Bresson e dei Malle, in secondo piano nei manuali di storia del cinema rispetto alla Nouvelle Vague, ma altrettanto importanti, poiché i primi a sperimentare un nuovo modo di fare cinema.

Ascensore per il Patibolo prosegue la tradizione del cinema francese. Più che polar, si tratta di un noir poetico, struggente, arricchito dall’ interpretazione di Jeanne Moreau. È un film, in questo senso, in cui si rivede il riflesso del realismo poetico nella tradizione del noir. In Italia avviene qualcosa di simile negli anni ’70, con i poliziotteschi, che riprendono gli stili di cui abbiamo parlato, ma anche con gli spaghetti western. Ascensore per il patibolo è segnato da una tragedia di fondo, un delitto perfetto, hitchcockiano, che non riesce a compiersi a causa del destino, che si contrappone all’amore.

Non sono ancora film che possono lasciare un’ambiguità di fondo, è essenziale che, alla fine, la giustizia riesca a trionfare, in un modo o nell’altro.

Un gioiello da riscoprire. Malle si cimenterà ancora con i crime, anche in America. Ma il suo primo film, rimane il migliore.

Valerio “Old Bull Lee” Carta

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