Black Mass: l’ultimo gangster

A metà degli anni settanta, James Bulgar diventa il leader della White Hill Gang. La banda dedita allo spaccio, all’estorsione, allo sfruttamento della prostituzione e via dicendo, combatte la famiglia italiana degli Angiulo… anch’essa invischiata negli affari illegali di Southie (South Boston). John Connolly, agente dell’ABI propone a Bulger un’alleanza che permetterà a Connolly di fare carriera e a Jimmy di eliminare gli Angiulo e prendere il comando della città.

Diretto da Scott Cooper, ambientato nella Boston a cavallo fra gli anni ’70 e ’80, con un Johnny Depp imperdibile, Black Mass è uno dei film da andare a vedere questa settimana al cinema. Lo spettatore viene catapultato nella Boston degli irlandesi e degli italiani di seconda generazione, nelle comunità dove il melting pot ha fallito. È in questo scenario che ci viene presentato James Bulgar. Naso aquilino, capelli diradati, sguardo penetrante, appesantito dalla giacca di pelle, Johnny Depp sembra l’incrocio fra il Pinguino di Batman e James Cagney in White Heat – La Furia Umana di Raoul Walsh. James Bulgar è una figura del suo tempo, è un criminale nato e cresciuto a Boston, importante tanto quanto San Patrizio. Come San Patrizio aiutò gli irlandesi a cacciare gli inglesi, San Bulgar caccerà gli italiani da Southie.

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Personaggio a modo quello interpretato da Johnny Depp. Entra ed esce da Alcatraz senza passare dal via, è coinvolto nel Progetto MKULTRA – un programma della CIA per il controllo della mente – costretto ad assimilare per anni LSD. All’inizio è un criminale come molti ma ben presto verrà reso intoccabile dall’FBI. C’è una battuta stupenda all’interno del film “Potevate prenderlo quando era un pesce piccolo ma lo avete fatto diventare grande perché serviva, vi serviva”. L’alleanza fra Bulgar e l’FBI è stretta grazie all’amico di infanzia John Connolly, egli si sente di ricambiare un favore fattogli da James quando erano bambini e, ok, ho capito che è giusto esser riconoscenti ma arrivare ad essere collusi lo trovo un po’ troppo. John e James, entrambi provengono dalla strada, dagli “slum”, entrambi irlandesi di origine, entrambi con l’obiettivo di eliminare gli italiani da Boston, entrambi si scambieranno informazioni utili per i rispettivi ruoli. E allora, chi è il più corrotto?

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MADE IT, MA’!! TOP OF THE WORLD! -James Cagney in White Heat-

Dopo Il fuoco della vendetta un film che partendo dall’America criminale e quella dei bifolchi arriva a toccare i temi della guerra, della vendetta, delle ingiustizie e più in generale del sogno americano infranto, con Black Mass l’autore racconta più di venti anni di storia americana. Si racconta la storia di un uomo che in poco tempo diventa il padrone di Boston. Capomafia, padre, marito e fratello, il personaggio interpretato da Depp è un tizio capace di passare da momenti di disinvolta e quasi gaia ferocia (come quando strangola la figliastra di un amico solo perché sospetta che abbia parlato con la Polizia), a momenti di affettuosa intimità (nei discorsi a tavola con il figlio) e sincera amicizia (con i membri dell’IRA). Depp però rimane sempre nel suo ruolo, Jimmy resta un gangster, lo è a casa quando parla con il figlio, lo è a cena dall’amico John. Il film ha un cast stellare ma è Johnny Depp il motore primo dell’opera. Strabiliante, Johnny Depp sembra ispirarsi a due attori chiave del gangster movie americano: Pesci in Goodfellas e Cagney in White Heat.

In Black Mass c'è una piccola citazione al "monologo" FUNNY HOW di Joe Pesci.
In Black Mass c’è una piccola citazione al “monologo” FUNNY HOW di Joe Pesci.

Se in Out of the Furnace i rimandi sono a Il Cacciatore di Cimino o a Cogan -Killing them softly in questo Black Mass Cooper riprende i gangster squilibrati alla White Heat di Roaul Walsh e i cattivi dei film noir anni 40 e 50 alla Giungla d’asfalto di John Huston. Sbaglia chi mette vicino l’opera a il Padrino, sbaglia chi pretende di vedere Tony Soprano. Siamo in Black Mass e mai titolo italiano fu più azzeccato: “l’ultimo gangster”; si perché Black Mass è proprio l’ultimo fra i film gangster alla Walsh. Credo che Scott Cooper, uno che si è formato guardando i capolavori di Altman, ma soprattuto Peter Bogdanovich e John Huston, riprenda il rapporto madre-figlio presente in White Heat. Il personaggio di Johnny Depp è attaccato alla figura materna, non in modo così viscerale come il fu Cagney, vive per la sua famiglia e proprio per l’amore che lo lega a questa preferisce allontanarsi di tanto in tanto. Ben presto ci rendiamo conto come questa sia solo una facciata, infatti il gangster ha interessi comuni e rapporti continui con il fratello, un Senatore apparentemente intoccabile. Uno dei pregi del film, a parte l’interpretazione di Depp si intende, è la sua natura. Black Mass è un esempio di cinema gangster moderno che si collega benissimo al cinema degli anni ’40. Da un lato c’è l’attenzione per l’ambiente culturale e sociale in cui si sviluppa il racconto, è un film oggettivo che fa del realismo il suo fiore all’occhiello, questo va in contrapposizione agli stereotipi melodrammatici su cui il genere puntò negli anni ’30 e 40. Dall’altro abbiamo le pause e Black Mass si prende i suoi tempi per raccontare tutto quello che deve raccontare, anche i rapporti con il terrorismo irlandese o i floridi affari verso la Florida. Con una fotografia strabiliante, un uso dei colori che ci fa rivivere appieno gli anni ’70, una regia e delle scene d’azione mozzafiato Black Mass è un gangster movie che rispetta appieno i canoni di genere. Probabilmente non piacerà alle fan di Depp, ma è un film per palati raffinati, un’opera ambiziosa, con l’unica pecca di girare forse troppo su sé stesso nella seconda parte. Eppure, anche con questo piccolo difetto, Black Mass è senza ombra di dubbio un film come pochi al Cinema. In poche parole, signore e signori, è un film che dà nuova linfa vitale a Depp.

Massimiliano “DonMax” Romualdi

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