Una tomba per le lucciole

Isso Takahata
Una tomba per le lucciole

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l’immensità

Lo Studio Ghibli ha quasi sempre abituato i suoi fan a trame fiabesche colme di colori sgargianti, non tralasciando mai però una critica alla società moderna vittima del consumismo e improntata sull’egoismo. In più occasioni lo Studio Ghibli ha creato film che fanno riflettere sui danni che portano i comportamenti dell’uomo alla natura, all’ambiente che ci circonda e al nostro pianeta in generale. In poche parole, signore e signori, lo Studio Ghibli ha sostituito (in un certo modo) quello che un tempo faceva la Disney, trasmettendo da sempre queste critiche, infondendo nei propri film una morale molto forte, senza dimenticare mai però l’innocenza e l’happy ending: ha dato vita così a una serie di pellicole semplicemente indimenticabili.Era il 1988 quando, insieme a Il Mio Vicino Totoro, lo Studio Ghibli dà alla luce Una Tomba Per Le Lucciole, film drammatico ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, affidato alla regia dell’allora debuttante Isao Takahata. Oggi, nel 2015, questa piccola grande perla dell’animazione nipponica è finalmente arrivata in sala e io sono andato a rivederla solo per voi. Fino al 10 ed 11 Novembre scorso infatti era un film inedito nei cinema italiani. Una Tomba Per Le Lucciole è un lungometraggio crudo nelle immagini che affronta il tema della guerra con una tendenza prettamente neorealista. Prima parlavo di happy ending? Qui questo aspetto viene messo da parte perché ne Una Tomba Per Le Lucciole si parla di guerra, del suo essere l’orrore, e come tale deve essere trattata.

l'entrata dello Studio Ghibli, in Giappone. DonMax versione 2013 sulla sinistra con il giaccone verde militare.
l’entrata dello Studio Ghibli, in Giappone. DonMax versione 2013 tutto sulla sinistra con le braccia conserte ed il giaccone da Rambo assieme ai suoi amici disadattati tanto quanto lui ma forse un po’ di più.

Protagonisti dell’opera sono un fratello e una sorella, Seita e Setsuke, che vivono a Kobe sotto le bombe americane nel 1945. Vivono in un mondo senza pietà, sono stati violentati, privati della loro ingenuità, nell’indifferenza delle persone che incontrano. L’opera è di una sensibilità unica, lo spettatore si muove in una delle poche opere animate che descrive con un crudo realismo gli orrori della guerra in un Giappone sommerso dalle macerie, dai cadaveri in putrefazione, in un Giappone dove si lotta per sopravvivere. Quando vidi la pellicola di Takahata rimasi di stucco: un’opera dolce ma allo stesso tempo tremendamente triste, poetica e terribilmente reale. Non c’è spazio per gli eroi né per i soldati, abbiamo solo due bambini che cercano di sopravvivere a qualcosa più grande di loro ma ahimè sarà il dolore l’elemento principale della propria esistenza. Non vengono accettati dagli zii, abbandonati dalla madre e dal padre (l’uno in Marina, l’altra morta), costretti a rubare per mangiare. I due fratelli cercano di sopravvivere in un ambiente in cui lo spettro della morte è onnipresente. Certo, c’è tanta tanta tristezza ma il duo trova la serenità nelle semplici cose (le lucciole nella grotta, l’unico piccolissimo spiraglio di luce in una Kobe devastata dalla guerra, dalla fame e dalla siccità) ma questa serenità, quell’allegria è solo momentanea. Una Tomba Per Le Lucciole è un film che ha fatto e continuerà a far riflettere grandi e piccini, una pellicola dalle chiare influenze neorealiste italiane e influenzata dal cinema di Ozu in persona, dalle tonalità cupe e delle vicende terribilmente reali.

Lo spettatore verrà attanagliato da un senso di malinconia struggente, sentirà il peso dell’ingiustizia, capirà a cosa sono predestinati questi due personaggi spogliati della loro innocenza. Questo film, dimostrazione del fatto che i cartoni animati possono avvicinare grandi e piccolissimi, è stato proiettato per due giorni a novembre e se non avete mai avuto modo di vederlo forse è giunto il momento di scaricarlo e scoprire questa perla della cinematografia nipponica e non solo.

Massimiliano “DonMax” Romualdi

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