THE VISIT: Jerry Calà e i nonni maledetti

M. Night Shyamalan ha attraversato un brutto quarto d’ora che è durato più di dieci anni. L’ultimo film , After Earth, ha procurato una serie di aborti spontanei in sala ma, fortunatamente, questo brutto quarto d’ora decennale sembra essere finito. Dico “sembra” perché voglio dargli fiducia a questo giovane vecchio chiamato Shyamalan. Pur non essendo uno dei miei registi preferiti, oramai non ce ne è uno dei fan di Shyamalan che aspettava un suo ritorno così grandioso, riconosco al regista la capacità di creare atmosfere suggestive e inquietanti, sempre al limite tra la realtà e la fantasia, e la particolare abilità di costruire finali ad effetto (il famoso twist ending o twist alla Shyamalan) che ribalta l’intera lettura del film. E in questo THE VISIT Shyamalan vola altissimo, quindi ragazzi andate, entrate a scuola e suonate gli allarmi antincendio perché Shyamalan è tornato ed è incazzato più che mai: in THE VISIT si crea la paura con un niente e con un niente si intrattiene lo spettatore.

 

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POTENZA

Partiamo dal fatto che The Visit non è un semplice film dell’orrore, no signore e signori. THE VISIT inizia come un dramma, abbiamo infatti una mamma che si è separata da poco e i due figli vivono male l’assenza della figura paterna (diciamo pure che il figlio piccolo è in equilibrio con sé stesso e ad aver digerito malamente la cosa è la figlia quindicenne). I figli capiscono che anche la mamma ne soffre e allora la spediscono su una crociera con il suo nuovo fidanzato. Intanto, sin dai primi minuti si delineano i personaggi, caratterizzati alla perfezione: la quindicenne Becca è una giovane aspirante regista, sta preparando un documentario che le servirà a colmare quel vuoto creato da 16 anni di rottura fra sua madre e i suoi nonni.

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Mamma, non hanno neanche Mtv qui!

È entrata in quella fase in cui non si piace, odia guardarsi allo specchio ma questa fase è niente a confronto a quella del fratello; il fratello di Becca è Tyler..

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Ed Oxenbould è Tyler. Parliamone, è o non è il sosia di sua eccellenza Jerry Calà?

Per descrivere il personaggio di Tyler non basterebbero due recensioni, è una vera forza della natura, è qualcosa di speciale. È con Tyler che si passa dal film drammatico alla commedia (e viceversa), è un giullare maschilista che chiama il suo pisello “punta di diamante”, è un ragazzino che ama l’hip hop e quando impreca usa i nomi delle star della musica pop. Ha un solo punto debole: i germi. Siamo ancora ai primi minuti di film e finalmente veniamo a conoscenza di questi fantomatici nonni. Li attendono alla stazione, non li hanno mai visti prima e mentre la mamma è già in crociera.. di notte la Nonna vomita per terra neanche fosse Linda Blair ne L’Esorcista. Di giorno, DI GIORNO, si infila sotto il portico mentre i due fratelli giocano a nascondino e inizia ad inseguirli in modalità Sadako Yamamura e tu porcapaletta rimani sulla poltrona del multisala chiedendoti quale sia il motivo visto che:

A) è giorno pieno
B) siamo appena alla prima metà del film e non c’è nessun motivo per svelare le carte in tavola alla prima metà del film.
L’inseguimento è tremendamente spaventoso ma poi si ritorna alla commedia poiché l’inseguimento si esaurisce nel nulla più totale. La nonna si stava solo divertendo, i nipoti un po’ meno ma la nonna stava solo giocando. E mentre si rialza mostra le chiappe. Principalmente The Visit ha tre pregi. Il primo pregio è proprio questo passare dalla commedia nera al cinema horror e viceversa senza dimenticare il dramma della separazione. Ci muoveremo spesso fra più generi, anche solo nel giro di pochi secondi. L’altro grandissimo pregio è come ad ogni problema venga data una soluzione razionale, esempi: Nonno, perché la nonna vomita per terra? Ma perché la nonnina soffre della sindrome del tramonto; Nonna, perché il nonno nel capanno degli attrezzi tiene una montagna di pannolini sporchi? Ma perché il nonno è un uomo di campagna, fiero e forte, e si vergogna di far sapere al mondo che soffre di incontinenza. Capite? I ragazzini (e lo spettatore) credono alle spiegazioni dei due anziani e non danno tanto peso a quello che succede loro. D’altronde è la mamma, via Skype, a confida come i genitori fossero strambi anche prima. Se la nonna ha momenti in cui gira per casa nuda è perché da giovane era una hippie e se il nonno ha paura di essere seguito dalle persone ed ha la memoria breve è perché sta vivendo le prime forme di demenza senile. Il terzo, e meraviglioso, pregio è come il film racconti le vicende attraverso gli occhi di due bambini, due moderni Hansel e Gretel, che si fidano delle spiegazioni dei più grandi.. e forse non dovrebbero. Anche il fatto di girare un film nel film, e farlo girare ad una quindicenne, è geniale.

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Libidine, doppia libidine!

Credo che Shyamalan si sia divertito tantissimo nel girare quest’opera, un film che si prende per il culo e che prende per il culo lo spettatore. È un’opera umile, innocente, che è servita al regista a trovare quell’innocenza, quell’umiltà che aveva quando girava i suoi primi film. THE VISIT è un film in cui si rispettano e si tradiscono allo stesso tempo le regole del cinema horror, è una pellicola in cui si ride e ci si spaventa, è un film che porterà una mamma a mettere in discussione quello che ha fatto anni prima e forse è un film che in fondo in fondo (ma in fondo per bene eh) parla pure un po’ dell’importanza del perdono. Con un budget di 5 milioni di dollari ed un incasso che ad oggi va oltre i 90, The Visit è il film che infonde nuova linfa vitale al cinema di Shyamalan.

Massimiliano “DonMax” Romualdi

 

 

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